Controllo del vicinato, gruppi di “mutuo aiuto” *
 

Caronno Pertusella, un centro di 12mila abitanti in provincia di Varese. Qua non ci sono “ronde” (ha dichiarato il sindaco, Augusta Maria Borghi, a Graziella Leporati, che ne ha documentatamente scritto sul Resto del Carlino), qua c’è il “Controllo del vicinato”, gruppi di cittadini di “mutuo aiuto”. Semplici cittadini che – senza divise, pettorine o stemmi – tengono d’occhio la casa dei vicini. Il promotore dell’iniziativa – riprendiamo, per la sua completezza, l’articolo citato – è Gianfrancesco Caccia: “Nel mio quartiere – spiega – abbiamo adottato, per primi in Italia , il sistema anglosassone del Neigbourhood watch. L’idea è stata approvata dai residenti e poi portata al sindaco e al comandante della polizia locale, che l’hanno accolta con entusiasmo”. Così, prima di tutto – scrive sempre Graziella Leporati – sono stati affissi cartelli con un avvertimento: “Controllo del vicinato, non preoccupatevi se qualcuno vi chiede cosa fate qui o segna il vostro numero di targa, l’area è sottoposta al Controllo del vicinato”. In pratica, si tratta solo di aumentare il livello di attenzione: se nella via passa una persona sospetta, il cittadino chiede gentilmente se può essere di aiuto o se sta cercando qualcuno. Oppure, camminando per strada, tiene d’occhio anche la casa del vicino che è in vacanza, o comunque assente, e annota il numero di una targa sospetta. Per ora, il servizio coinvolge 80 famiglie, unite dalla volontà di tanta collaborazione e buona volontà. E nelle strade del quartiere, nel frattempo, sono comparsi i cartelli con l’immagine di un uomo che scruta intorno con un cannocchiale. “Piccoli gesti – ha dichiarato, ancora, Caccia – che incrementano la coesione sociale”. E nello stesso tempo aumenta – conclude Graziella Leporati – la “percezione di sicurezza” da parte delle fasce più deboli, come casalinghe e anziani, che rimangono più spesso in casa da soli.

 

Chiese di Avigliana, “Gruppo di sorveglianza volontario” *

“Io li chiamerei servizi di sorveglianza volontari da parte dei fedeli. Chi vuole, a turni stabiliti, può garantire la sua presenza in chiesa per scoraggiare i ladri. Ma deve essere una cosa spontanea, che nasce dal cuore e dalla fede in Dio, non imposta”. A parlare (G. Giacomini e G. Maritano ne hanno scritto sulla Stampa) è don Gianni Toso, parroco di Avigliana, una ventina di chilometri da Torino, due chiese da difendere dalle razzie. L’idea del “Gruppo di sorveglianza volontario” è venuta in mente a don Gianni perché, come dice, “soldi per sistemare sofisticati sistemi di allarme o per ingaggiare un vigilante non ne abbiamo. Non possiamo più contare nemmeno su un sacrestano”.

 

* Cn settembre 2009