Lavoro
alla pari
Disciplina
italiana per il collocamento di giovani dell'Unione Europea
L'Italia, con legge n. 304 del 18
maggio 1973, ha ratificato l'Accordo europeo "sul collocamento alla
pari" stipulato a Strasburgo il 24 novembre 1969. Tale Accordo è stato
firmato anche da Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia,
Lussemburgo, Spagna nonché dall'Austria, dal Regno Unito, dall'Irlanda, dai
Paesi Bassi, dal Portogallo e dalla Svezia.
Il "collocamento alla
pari" consiste nell'accoglimento temporaneo, in seno a famiglie, di
giovani stranieri che vengono in Italia per perfezionare le loro conoscenze
linguistiche ed, eventualmente, professionali oltre che per arricchirsi culturalmente,
e che - in cambio di vitto e alloggio e una somma in danaro per far fronte alle
piccole spese, il cui ammontare e la cui periodicità, devono essere stabiliti
tra le parti (nella prassi, si è sviluppata la tendenza di corrispondere una
somma non inferiore a €. 61,97 a settimana) - si impegnano a fornire alla
famiglia ospitante un aiuto nello svolgimento dei lavori casalinghi (per un
tempo massimo - di norma - di 5 ore al giorno), tramite il loro inserimento nel
nucleo familiare stesso.
La durata del collocamento in
questione non può superare il limite di 1 anno, prorogabile al massimo per un
altro anno.
I giovani che si offrono per
essere collocati alla pari devono avere un'età compresa fra i 17 e i 30 anni;
inoltre, devono possedere un certificato medico - di data non anteriore a tre
mesi dall'inizio del rapporto - attestante lo stato di salute.
In base all'Accordo anzidetto, il
collocato alla pari ha diritto, se possibile, ad una camera tutta per sé, deve
disporre di tempo libero sufficiente per seguire i corsi di lingua (gli orari
si devono concordare in anticipo), deve avere a sua disposizione una giornata
intera di riposo settimanale (fra cui almeno una domenica al mese).
Tutte le spese di trasporto
dall'estero in Italia e viceversa, sono a carico del giovane ospite, il quale
provvede da solo all'organizzazione dei suoi spostamenti.
Per far venire in Italia un
cittadino europeo da collocare alla pari, si deve preventivamente firmare in
duplice copia un accordo scritto (si può seguire anche la procedura dello
scambio di due lettere, di cui la prima - da inviarsi a cura della famiglia -
di proposta, e la seconda - da inviarsi a cura del giovane - di accettazione
della stessa) in cui vengono stabiliti, nel rispetto delle norme comunitarie, i
diritti ed obblighi reciproci, l'entità e la periodicità della somma in danaro
che sarà corrisposta, il giorno di inizio del rapporto, il periodo di
permanenza etc..
L'Accordo europeo prevede che un
originale di tale pattuizione venga depositato presso l'organismo territoriale
all'uopo designato dal Paese ospitante, ma risulta che in Italia detta
disposizione (anche in carenza di sanzioni) non venga osservata.
E' opportuno informarsi
preventivamente presso la Questura sulle modalità pratiche in atto presso la
stessa per comunicare la presenza del giovane ospite presso la famiglia
(infatti, un membro dell'Unione Europea non deve chiedere il permesso di
soggiorno in Italia, salvo che non intenda stabilirvi la sua residenza);
conviene, anche, assumere notizie presso l'ASL per la copertura medica
sanitaria (in Europa, l'assistenza medica - cure e ricoveri ospedalieri - è
assicurata all'ospite tramite la presentazione della carta sanitaria europea che
nel 2006 ha sostituito il modello E111).
La difficoltà di contattare
personalmente - o tramite i consolati - le persone da collocare alla pari, ha
comportato la nascita di numerose agenzie private, che svolgono la funzione di
mettere in contatto fra di loro gli interessati dietro versamento di una quota
di iscrizione variabile.
Si possono, comunque, utilizzare
le strutture pubbliche di appoggio al collocamento alla pari in Europa, che
fungono da intermediarie gratuitamente.
In questo caso, ci si deve rivolgere
ai vari centri EURES dislocati in tutta Italia e presso i quali vi è personale
specializzato disponibile a fornire
qualsiasi informazione in merito, i cui nominativi e indirizzi si possono
trovare sul sito del
Ministero
del lavoro e delle politiche sociali.
La rete EURES è stata voluta e
realizzata dalla Commissione delle Comunità europee nel 1994, e permette di
svolgere - tramite la banca dati in rete - scambio fra domande ed offerte non
solo per il collocamento alla pari, ma per qualsiasi tipo di lavoro.
Nei centri EURES le domande per la
ricerca di un collocamento alla pari sono da presentarsi - anche tramite fax o
e-mail - complete di tutti i dati della famiglia, delle caratteristiche
dell'aiuto domestico desiderato, dell'orario di impegno e delle sere a
disposizione, delle somme da corrispondersi, del sesso dell'ospite, della sua
nazionalità (si può richiedere anche genericamente un cittadino di uno Stato
membro dell'Unione) etc..
A
cura di CONFCASALINGHE (aderente Confedilizia)