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GIUDICE DI PACE DI BARI
19.12.2003 - est.
Frugis
Con atto
di citazione ritualmente notificato, l'istante conveniva in giudizio la
…………………………., nonché la ………………… per ivi sentirle condannare al risarcimento
del danno in misura non inferiore ad un euro e non superiore a 1.032,91 euro.
Premetteva
di essere proprietario dell'immobile sito in Bari, alla
via................... e che nell'androne di detto immobile, ove dimora, è
posta la propria cassetta delle lettere insieme a quelle degli altri
condòmini.
Esponeva, quindi, che a causa dell'occupazione, della predetta cassetta, con
i cataloghi pubblicitari composti da numerosi pagine, la posta a lui
indirizzata fuoriusciva dalla cassetta impedendo, così, l'uso normale della
stessa.
Al fine di impedire il protrarsi di tale situazione, l'amministrazione
condominiale aveva esposto un cartello di divieto di immissione di cataloghi
pubblicitari all'interno delle cassette.
Nonostante tale divieto, l'istante rinveniva altri cataloghi tra cui quelli
di ……….. e di …………….
Sosteneva, quindi, la illegittimità della diffusione di tali cataloghi
pubblicitari mediante l'utilizzo abusivo della sua cassetta della posta,
senza alcun permesso ed anzi addirittura contro la sua volontà manifesta,
creando, così, una serie di fastidi, quali l'apertura e chiusura della
cassetta per lo smaltimento dei cataloghi, con relativa perdita di tempo,
oltre ad impedire un uso congruo e voluto della propria corrispondenza.
Deduceva, altresì, il mancato rispetto della propria sfera di riservatezza e
quiete privata.
Nessuno si costituiva per la ……………………, che, pertanto, veniva dichiarata
contumace e tale rimaneva fino alla fine del giudizio.
Si costituiva ritualmente la ………………….. - già ……………….. - eccependo in via
preliminare la nullità dell'atto di citazione per difetto del requisito di
cui all'art. 163, 2° comma cpc, nonché l'incompetenza per territorio, in
favore di quella del giudice di Pace di Milano; in via subordinata, ove fosse
ritenuta la competenza del giudice adito, chiedeva di essere autorizzata alla
chiamata in giudizio della ……………………, società alla quale era stata affidata
l'attività di distribuzione del materiale pubblicitario.
Nel merito, chiedeva il rigetto della domanda poiché infondata.
Chiamata in causa, si costituita la ………………., impugnando e contestando ogni
affermazione, deduzione e richiesta formulata nei suoi confronti, atteso che
nessun rapporto contrattuale e di alcun genere era mai intercorso con la
…………………….
Deduceva, anche, la inamissibilità, inprocedibilità ed infondatezza, in fatto
e in diritto, della chiamata in causa, per difetto di legittimazione, non
sussistendo alcuna ipotesi di connessione oggettiva né alcun rapporto di
garanzia né propria né impropria.
Nel merito, eccepiva la indeterminatezza dei fatti ascrivibili alla
deducente.
Eccepiva, infine, l'incompetenza per valore. Concludeva chiedendo di essere
estromessa dal giudizio e, comunque, il rigetto di ogni avversa domanda formulata
nei suoi confronti.
Con atto di intervento volontario, si costituiva in giudizio la ……………..,
avendo un interesse ad aderire alle ragioni della …………………... dalla quale
aveva ricevuto mandato per la distribuzione del materiale pubblicitario per
la zona di Bari, per cui la ………………… doveva considerarsi del tutto estranea ai
fatti di causa.
Eccepiva, poi, la carenza di legittimazione attiva dell'attore, la nullità
della citazione per l'omissione del requisito di cui al punto 3 dell'art. 163
cpc, nonché l'incompetenza per materia del giudice adito e, nel merito,
chiedeva il rigetto di tutte le istanze dell'attore in quanto infondate in
fatto e in diritto.
Precisate le conclusioni, la causa all'udienza del 24.11.2003, veniva
riservata per la decisione
MOTIVI DELLA DECISIONE
In
ordine alle eccezioni preliminari.
L'errore nella indicazione del nome del destinatario dell'atto di citazione
non è motivo di nullità qualora sia possibile individuare, con certezza, il
destinatario reale della citazione, fermo restando che l'eventuale nullità
resta sanata dalla costituzione in giudizio. Nel caso in esame, non v'è
dubbio che la ……………… è riconoscibile all'esterno proprio sotto all'insegna
"………………………" e tanto emerge chiaramente dal catalogo pubblicitario,
acquisito agli atti di causa.
Priva di rilevanza giuridica, poi, appare l'eccezione di nullità della
citazione, ex art. 164 cpc per aver " ………. omesso o reso incerto il
requisito di cui al numero 2 dell'art. 163 cpc"; la deducente, infatti,
fa discendere la nullità dell'atto introduttivo del giudizio, dalla non
"corretta individuazione dell'interlocutore processuale" perché, a
suo dire, molteplici sono i soggetti commerciali che operano nella
"galleria commerciale contraddistinta dall'insegna ……………… …. quali … la
..................................................... spa,
..................e e tanti altri" che avrebbero potuto effettuare
l'attività pubblicitaria, nella forma in cui oggi viene contestata nel
presente giudizio.
Il catalogo pubblicitario, invero, allegato agli atti di causa, porta a
caratteri cubitali l'intestazione "…………….." ed in calce all'ultima
pagina il marchio "…………………….", per cui si deve escludere,
catagoricamente, l'ipotesi paventata.
Anche l'eccezione di incompetenza per territorio appare infondata e va rigettata.
Infatti, l'odierna convenuta, fonda tale eccezione, richiamandosi al criterio
del luogo in cui deve essere eseguita l'obbligazione dedotta in giudizio e,
cioè, il c.d. forum destinatae solutionis, per affermare la competenza del
foro di Milano, sede legale della ……………….: in realtà, trattandosi di danno
extracontrattuale la competenza per territorio, deve essere individuata con
riferimento al luogo in cui deve considerarsi sorta l'obbligazione e, cioè,
il luogo in cui si è verificato il fatto produttivo del danno che, nel caso
in esame, è quello in cui si trova la cassetta della posta dell'attore e ,
cioè, Bari (c.d. forum commissi delicti).
L'eccezione, infine, di incompetenza per territorio, sollevata dalla
interveniente ……………….., oltre che infondata per le motivazioni sopra esposte,
è anche inammissibile, perché tardiva.
In ordine alla eccepita estraneità ai fatti di causa, acclarata l'inesistenza
di qualsivoglia rapporto contrattuale con la chiamante …………., la ……………., in
effetti, deve essere estromessa dal giudizio.
Nel merito.
Non può dubitarsi che la ………………….., e la …………………. pubblicizzano i prodotti
venduti nei propri ipermercati con pieghevoli pubblicitari e cataloghi che
vengono distribuiti anche mediante deposito nelle cassette delle lettere.
Non è, poi, in discussione che la distribuzione di detta pubblicità si sia
realizzata, nel caso in esame, attraverso l'introduzione di plichi
pubblicitari all'interno della cassetta delle lettere di proprietà
dell'attore, nonostante l'esistenza di un cartello affisso sulla porta del
condominio, recante l'espresso invito a non inserire nelle buche postali
alcun plico pubblicitario.
Il divieto, infatti, non dà adito a dubbi interpretativi, atteso il tenore
perentorio della sua formulazione: "E' vietato lasciare materiale
pubblicitario".
Orbene, non può revocarsi in dubbio che la cassetta delle lettere, recante il
nome dell'attore sia di proprietà esclusiva di quest'ultimo, ancorchè facente
parte di un unico mobile, comprendente altri nominativi riferibili ai vari
condomini dello stabile, e che la funzione specifica cui è asservita, è
quella di raccogliere gli atti di corrispondenza indirizzati
all'intestatario, unico legittimato ad estenderne l'utilizzazione anche per
altri fini, non escluso quello di ricevere qualsivoglia forma di pubblicità.
Pertanto, ove il titolare della cassetta, nell'esercitare tale diritto, abbia
espresso inequivocabilmente una volontà contraria, è evidente che a nessuno
deve essere consentito di tenere un comportamento contrastante tale volontà.
Nel caso, poi, che tale volontà sia stata manifestata dall'Amministrazione
Condominiale mediante un "avviso" esposto all'esterno dello
stabile, ciò non può legittimare nessuno ad una indagine circa la sussistenza
o meno di una volontà ritualmente espressa dai condomini, atteso che
l'interesse ad eccepire la validità di tale manifestazione di volontà
appartiene solo ed esclusivamente al condomino, al quale - solo a lui - è
riconosciuto il diritto di far valere le proprie ragioni, secondo le norme regolatrici
della materia.
Di nessun pregio giuridico, pertanto, è l'argomentazione della difesa della
convenuta ………………….., nella parte in cui sostiene che possa configurarsi una
diversa e contraria volontà al divieto posto all'ingresso dello stabile,
quando è lo stesso condomino ad attivarsi all'apertura della " porta di
ingresso" dello stabile, autorizzando, implicitamente, a suo dire,
l'inserimento della pubblicità nella cassetta della posta.
In ordine al danno ingiusto.
L'attore, oltre al "fastidio" derivante dallo svuotamento
quotidiano della cassetta delle lettere, ha invocato anche il diritto al
rispetto della propria sfera di riservatezza e quiete privata, penalmente
tutelato, rientrante nei diritti fondamentali della persona.
Premesso che il fatto doloso o colposo che cagiona il danno ingiusto, è fonte
di risarcimento del danno alla persona, sotto il duplice profilo del danno
biologico e del danno morale, nel caso in esame, sostanzialmente, si invoca
quello che viene definito il "danno esistenziale".
Tale voce di danno, quale emerge dalle recenti sentenze della Suprema Corte e
dalla nota pronuncia della Corte Costituzionale n. 233/03, oltre che dalla
copiosa giurisprudenza sia ordinaria che amministrativa, sembra collocarsi
tra i danni non patrimoniali, quale fonte autonoma di risarcimento;
ricompreso nel paradigma normativo dell'art. 2059 cc, ma distinto dal danno
morale soggettivo (quale temporaneo turbamento dello stato d'animo della
persona) e dal danno biologico (inteso quale lesione dell'integrità psichica
e fisica), il c.d. "danno esistenziale" viene definito quale danno
"derivante dalla lesione di altri interessi di rango costituzionale
inerenti alla persona".
Ed è proprio dalle pronunzie più significative della giurisprudenza ordinaria
ed amministrativa, che emerge l'esistenza di un collegamento del danno
esistenziale a quelle che vengono definite "compromissioni peggiorative
della sfera esistenziale del danneggiato", attraverso una miriade e
variegata gamma casistica che puo' ricondursi a quei danni che "almeno
potenzialmente ostacolano le attività realizzatrici della persona
umana".
Dall'insegnamento, poi, che riviene dalla Suprema Corte, (Cass. n. 8828/03)
si può tranquillamente affermare che "….. ciò che rileva, ai fini
dell'ammissione a risarcimento, in riferimento all'art. 2059 cc, è l'ingiusta
lesione di un interesse inerente alla persona, dal quale conseguano
pregiudizi non suscettivi di valutazione economica", posto che vengono
in considerazione valori personali di rilievo costituzionale.
Non è superfluo, quindi, richiamarsi ad uno dei principi cardine del nostro
ordinamento, in base al quale i danni ingiusti sono le lesioni dolose o
colpose di diritti della personalità e dei diritti reali, nonché le lesioni
socialmente intollerabili per la gravità del fatto o per la particolare
rilevanza dell'interesse leso.
In altre parole, rientrano tra i danni ingiusti, le lesioni di interessi
tutelati mediante norme penali o specifici divieti di legge.
Detto questo, e tornando al caso in esame, è bene, precisare che non sfugge a
questo giudice, l'incontestabilità che la pubblicità commerciale rappresenti
una fase della esplicazione della libertà economica che, come tale, risponde
ad un principio costituzionale (art. 41: "l'iniziativa economica privata
è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da
recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana");
pertanto essa, in astratta ipotesi, non sembra censurabile. Laddove, però,
come nel caso di specie, si presenti in forma ossessiva, aggressiva ed
invadente, perde le caratteristiche dell'esercizio legittimo del diritto, in
quanto va ad incidere, comprimendola, sulla personalità dell'individuo,
limitandone la libertà di decisione, non fosse altro che per effetto del condizionamento
discendente dal costante martellamento volto a conseguire l'acquisto dei
prodotti.
Le modalità di esecuzione del "volantinaggio", cioè, connotano di
illegittimità la condotta degli odierni convenuti, per l'evidente violazione
del limite fisiologico che la legge pone all'esercizio di un diritto e ciò,
soprattutto nell'ipotesi, come nel caso in esame, in cui vi sia stata una
espressa e manifesta volontà, da parte del destinatario della condotta, a
vietare l'esercizio di tale forma di pubblicità.
Sicchè è agevolmente individuabile l'elemento soggettivo della colpa atteso
che consapevolmente è stato eluso il divieto posto all'ingresso del portone
dello stabile.
La pubblicità "selvaggia" ed indesiderata, poi, su cui più volte è
intervenuta anche l'Autorità Garante, può tradursi proprio nella violazione
di principi costituzionali di maggiore rilevanza sociale, rispetto a quelli
sottesi dall'esercizio dell'attività economica: nel bilanciamento dei
contrapposti interessi è evidente che debbano trovare priorità assoluta
quelli riconducibili al diritto alla riservatezza e tranquillità, nel pieno
rispetto del principio della "autodeterminazione".
Per tutte le motivazioni espresse, l'attore ha diritto al risarcimento per la
lesione di valori inerenti alla persona che, essendo privi di contenuto
economico, deve avvenire con valutazione equitativa: nel caso in esame,
questo giudice ritiene equo l'importo di euro 200,00.
In ordine alle spese di causa, tenuto conto della novità della questione
sottoposta in sede giudiziaria, oltre alle notevoli questioni di rito
sollevate dalle parti, questo giudice ritiene di compensare il 70% tra
l'attore ed i convenuti ……………… e ……………………., ponendo il restante 30% a carico
dei medesimi in solido; compensate interamente le spese di causa tra la
………………….. e ………………………, e tra quest'ultima e la …………………., che va, peraltro,
estromessa dal giudizio.
P.Q.M.
Il
Giudice di Pace di Bari, definitivamente pronunziando sulla domanda di cui in
narrativa, così provvede:
- estromette dal giudizio la ……………..;
- condanna la ……………………. e la …………………, in solido, al pagamento in favore
dell'attore, a titolo di risarcimento del danno, di € 200,00 oltre al
pagamento del 30% delle spese di lite che, già ridotte, liquida in € 210,00
di cui € 120,00 per diritti, oltre Iva e Cap come per legge;
- spese compensate interamente tra la …………………….. e la ………………. e tra la
……………………… e la ……………………
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