
L’intervista al professor Nicola Rossi, pubblicata ieri dal Tempo, indica la direzione giusta per una politica economica e fiscale di impronta liberale. Basterebbe il titolo (“Meno tasse, meno spesa e meno pubblico”) a convincerci a sottoscrivere, ma è ovviamente l’esposizione delle singole idee a rendere compiutamente l’idea di un percorso ben calibrato.
L’Italia ha in effetti estrema necessità di una limitazione dell’intervento pubblico nell’economia e, conseguentemente, di una riduzione della spesa pubblica. A questo fine occorre però, come diceva Ronald Reagan, “affamare la bestia”, e quindi tagliare le tasse.
Sul fisco, allora, è davvero auspicabile che si programmi e si realizzi al più presto l’operazione “a tappe” di riduzione delle imposte ipotizzata dal direttore Capezzone e condivisa dal professor Rossi.
Anche nel campo della fiscalità immobiliare sarebbe opportuno intervenire. La stessa legge delega per la riforma fiscale, approvata ormai oltre due anni fa, prevede una misura in questo senso. Si tratta dell’estensione della cedolare secca alle locazioni ad uso diverso da quello abitativo. E anche qui si potrebbe agire per gradi, rispettando gli equilibri di bilancio che lo stesso professor Rossi, nella sua intervista, dimostra di apprezzare convintamente. Nel 2011 il Governo Berlusconi varò la flat tax sugli affitti abitativi in modo esteso, prevedendola sia per i nuovi contratti, sia per quelli in essere. Se non si ritenesse di poter agire con la medesima determinazione, si potrebbe partire dalle nuove locazioni, anche al fine di stimolare il ritorno sul mercato dei troppi locali vuoti che avviliscono le nostre città, così favorendo la nascita di nuove attività commerciali e artigianali. Operazione che sarebbe moltiplicata nei suoi effetti positivi qualora fosse accompagnata da un superamento della regolamentazione ipervincolistica dei contratti in questione, risalente al 1978 e già da molti anni non più al passo con i tempi.
Sempre nel comparto immobiliare, non può sottacersi la necessità di mettere mano all’Imu, la patrimoniale annuale che colpisce una forma di risparmio che in Italia dovrebbe essere tutelata e incoraggiata. Ventidue miliardi di euro l’anno, specie se confrontati con i nove sui quali si attestava l’Ici prima della manovra Monti, sono un peso che diviene sempre più gravoso soprattutto man mano che gli immobili transitano nelle mani degli eredi. Non è più un’eccezione alla regola, infatti, il caso del proprietario che non sia in grado di provvedere al mantenimento di beni che in tante situazioni sono privi di qualsiasi appetibilità sul mercato della compravendita come della locazione. Dunque, sempre per gradi, un’azione di riduzione potrebbe essere avviata anche in questo ambito. Con ciò liberando, checché ne dicano certi organismi internazionali, risorse pronte a muovere l’economia.
Giorgio Spaziani Testa
Presidente Confedilizia
(Il Tempo, 23 dicembre 2025)




