
I provvedimenti sulla casa varati dal Governo nel Consiglio dei Ministri di giovedì scorso vanno nella giusta direzione.
Da un lato era urgente intervenire per recuperare le oltre sessantamila case popolari non assegnate perché carenti di manutenzione: una situazione intollerabile cui era necessario porre rimedio, senza dimenticare poi la necessità di liberare le 22.700 abusivamente occupate. Dall’altro, merita attenzione il piano strutturale di “edilizia integrata” che punta a realizzare, attraverso l’attrazione di investimenti privati, alloggi accessibili a quanti non dispongono di redditi sufficienti per affrontare il mercato della compravendita o della locazione.
Ma l’aspetto più significativo è la scelta di restituire fiducia ai proprietari privati attraverso la semplificazione delle procedure di sfratto. Va ripetuto, anche se per molti può apparire controintuitivo: maggiori garanzie in ordine al rilascio degli immobili locati favoriscono un ampliamento dell’offerta di abitazioni in affitto e contribuiscono a una riduzione dei canoni.
Si tratta di una linea che supera finalmente decenni di demagogia durante i quali i diritti dei proprietari sono stati sistematicamente compressi con il dichiarato intento di tutelare gli inquilini, finendo invece per danneggiare anche questi ultimi.
Un passaggio della bozza della relazione che accompagna il provvedimento è indicativo di un cambio di passo atteso da tempo. “Tali beni – scrive l’Esecutivo riferendosi alle abitazioni concesse in locazione – costituiscono, in un gran numero di casi, uno strumento essenziale per assicurare al proprietario i mezzi di sussistenza, tanto più nell’ipotesi, non infrequente, in cui l’acquisto dell’immobile poi locato sia stato effettuato attraverso l’accensione di finanziamenti”. Parole che contrastano con una narrazione troppo a lungo dominante, che ha dipinto i proprietari-locatori come “benestanti” per definizione, legittimando continui interventi restrittivi dei loro diritti (come nel caso del blocco degli sfratti di quasi due anni disposto durante i Governi Conte II e Draghi).
Nel merito, il testo del disegno di legge recepisce diverse proposte tecniche della Confedilizia, ma l’esame parlamentare offrirà comunque l’occasione per apportare ulteriori miglioramenti e integrazioni al provvedimento, utili al pieno conseguimento degli obiettivi perseguiti.
Le esigenze abitative richiedono risposte articolate. Il provvedimento in materia di sfratti dimostra che il Governo è consapevole del ruolo essenziale che, in questo senso, può essere svolto dalla proprietà immobiliare diffusa: una risorsa che, se adeguatamente tutelata e non gravata da un eccesso di oneri fiscali e amministrativi, è in grado di esprimere appieno la sua fondamentale funzione economica e sociale.
Giorgio Spaziani Testa
Presidente Confedilizia
5.5.2026




