
Assicurazione obbligatoria contro le calamità? Una nuova patrimoniale sulla casa
L’idea di obbligare i proprietari di casa a stipulare polizze assicurative contro le calamità naturali va respinta con nettezza. Le motivazioni sono tante e lo spazio di un articolo basta appena per richiamarne alcune.
Anzitutto, il problema prioritario è la prevenzione dei rischi, non il risarcimento dei danni: assicurarsi non riduce il numero delle calamità o la loro portata. Prima di imporre ai proprietari di pagare una polizza, lo Stato e gli altri enti pubblici dimostrino di aver fatto tutto il possibile per prevenire certe conseguenze degli eventi attraverso manutenzione del territorio, opere idrauliche, corretta pianificazione nonché, per quanto riguarda i terremoti, adeguati incentivi per gli interventi di miglioramento sismico degli immobili. Questa dimostrazione è ben lontana dal poter essere fornita.
I proprietari, peraltro, contribuiscono già al finanziamento delle attività di prevenzione: con la fiscalità generale, con il TEFA – il tributo destinato anche alla tutela e alla difesa del suolo – e, in molte aree del Paese, anche con i contributi obbligatori ai Consorzi di bonifica, enti chiamati proprio alla manutenzione e alla difesa idraulica. Imponendo anche un’assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali, si farebbe pagare ai cittadini una quarta volta il costo della tutela del territorio.
Vi è poi un pericolo da non sottovalutare. L’obbligo assicurativo rischierebbe di deresponsabilizzare lo Stato, con una conseguente riduzione degli investimenti pubblici in manutenzione del territorio. In una situazione già carente in molte zone d’Italia, questa deriva sarebbe devastante.
Si tratterebbe, in sostanza, di una nuova patrimoniale sulla casa, aggiuntiva rispetto all’IMU, che già pesa per oltre 22 miliardi di euro l’anno. E a farne le spese sarebbero i più deboli. Patrimonio, infatti, non significa reddito: molti proprietari hanno una casa – o persino due, avendone magari ereditata una, come spesso accade, inutilizzabile e priva di mercato – ma redditi modesti. Non si può presumere che tutti possano sostenere facilmente un nuovo costo annuale.
L’assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali va incentivata, non imposta. Attualmente è prevista solo una detrazione Irpef del 19%, che subisce anche riduzioni, fino all’azzeramento, oltre certi livelli di reddito. La si rafforzi e, soprattutto, si prevedano adeguati incentivi per gli interventi edilizi finalizzati alla prevenzione. Perché – come detto – il problema prioritario è la prevenzione dei rischi, non il risarcimento dei danni. Ovvero, per dirla più brutalmente: il problema è tenere in piedi la casa, non risarcire i proprietari o i loro eredi quando questa ormai è crollata.
Giorgio Spaziani Testa
Presidente Confedilizia
4.7.2026




