Nel corso di una riunione dell’Uipi è stata esaminata la proposta di regolamento europeo COM (2026) 599 final, il cosiddetto “Affordable Housing Act”, presentata dalla Commissione europea il 9 settembre scorso.
Per la Confedilizia ha partecipato l’avv. Gagliani Caputo della sede centrale, che ha illustrato la posizione della Confederazione, evidenziando le criticità di un provvedimento che rischia di tradursi in un nuovo sistema di vincoli sull’acquisto e sull’utilizzo degli immobili.
Uno dei nodi principali riguarda il confine tra l’intervento dell’Unione europea e le competenze degli Stati membri e delle amministrazioni regionali e locali in materia di politiche abitative, utilizzo degli immobili e governo del territorio. Un equilibrio che, secondo la Confedilizia, deve essere attentamente salvaguardato.
Altrettanto delicata è la questione della sussidiarietà. I mercati immobiliari europei – e spesso quelli di città appartenenti allo stesso Paese – presentano caratteristiche profondamente diverse. L’introduzione di criteri e soglie europee per individuare le aree in condizioni di “stress abitativo” rischia quindi di aprire la strada a interventi standardizzati, poco adatti a realtà territoriali molto differenti. Lo stesso vale per eventuali restrizioni sulle seconde case, sulle locazioni brevi e sull’acquisto di immobili a fini di investimento.
Gagliani Caputo ha evidenziato inoltre la necessità di tutelare pienamente il diritto di proprietà e di considerare gli effetti economici delle misure prospettate. Limitare la platea degli acquirenti o le possibilità di utilizzo degli immobili può incidere sul loro valore e sulla liquidità del mercato, ma soprattutto può scoraggiare proprio quegli investimenti privati indispensabili per recuperare, riqualificare e ampliare il patrimonio abitativo disponibile.
È questo, per la Confedilizia, il punto decisivo: se il problema è una carenza strutturale di abitazioni, la risposta non può essere cercata nella compressione delle modalità di utilizzo degli immobili esistenti. Occorre invece intervenire sulle cause della scarsità dell’offerta e creare le condizioni perché nuovi capitali siano investiti nel settore.
Individuare genericamente nelle locazioni brevi, nelle seconde case o negli immobili acquistati a fini di investimento le cause della crisi abitativa rischia, al contrario, di fornire una risposta semplice a un problema complesso. E, soprattutto, di ridurre l’offerta anziché aumentarla.
da Confedilizia notizie, ottobre ’26
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