
“Esproprio” delle case sfitte – L’ultima follia contro la proprietà
“Il tema dell’emergenza abitativa necessita di una pluralità di risposte, molte delle quali l’amministrazione comunale le sta già fornendo, crediamo però che servano ulteriori azioni, innovative o che comunque possano dare risposte concrete. Tra queste deve rientrarci la possibilità per il Comune di Firenze di dotarsi di strumenti, nei confronti di grandi proprietari, pubblici e privati, che tengono numerosi immobili ingiustificatamente sfitti, di obbligarli a metterli a disposizione della collettività”.
Sintassi a parte, la proposta di Avs – illustrata dal vicepresidente del Consiglio comunale Vincenzo Pizzolo – è chiarissima: requisire le case private vuote. E la tecnica comunicativa è quella già sperimentata per attrarre consensi sull’ipotesi di nuove patrimoniali: lì il riferimento è ai “milionari”, qui ai “grandi proprietari”, per giunta colpevoli di tenere gli immobili sfitti “ingiustificatamente”: un avverbio più adatto al lessico di un regime autoritario che a quello di una democrazia liberale.
Si tratta di un’iniziativa isolata del partito di Ilaria Salis? Non proprio. Dal Corriere fiorentino leggiamo che il capogruppo del Pd, Luca Milani, si è così pronunciato: “Siamo d’accordo sulla richiesta di un censimento puntuale. Quanto alla proposta di requisizione temporanea, rischia di essere impattante politicamente, ma parleremo con i nostri alleati”. Non una presa di distanza nel merito, dunque, ma una valutazione di opportunità politica.
Dal canto suo, il sindaco della città, Sara Funaro, preferisce affidarsi alla retorica solidaristica. Richiamando un analogo appello dell’arcivescovo Gherardo Gambelli, afferma: “Se ognuno di noi mette a disposizione quello che ha, possiamo dare una risposta a tante persone”.
Una cosa deve essere chiara. Idee come quella della requisizione delle case non nascono dal nulla. Sono il naturale approdo di una cultura politica che considera la proprietà privata un ostacolo anziché una risorsa. La stessa cultura che a Firenze ha già portato al divieto di destinare le abitazioni agli affitti brevi (e sulla medesima strada si sono mosse o si stanno muovendo le amministrazioni di Bologna, Bergamo, Roma, Napoli, Verona), che finirà per produrre l’unico risultato di far aumentare il prezzo delle camere d’albergo, senza determinare alcun ampliamento dell’offerta abitativa né, tantomeno, un calmieramento di prezzi e canoni.
È facile indignarsi quando qualcuno propone la requisizione delle case private. Molto meno ampia (magari per riflessi egoistici: “non faccio affitti brevi”, “mi disturbano i turisti”, e così via) è la reazione dinanzi a provvedimenti che limitano o addirittura vietano il libero utilizzo degli immobili. Ma è proprio la scarsa opposizione a queste limitazioni che facilita il passo successivo.
Giorgio Spaziani Testa
Presidente Confedilizia
16.7.2026




