
L’approvazione definitiva del Piano Casa è un passaggio importante.
Urgente, anzitutto, era disporre il recupero delle oltre sessantamila case popolari vuote, non assegnate e non assegnabili perché gravemente carenti di manutenzione. Si porrà finalmente termine, come Confedilizia chiedeva da anni, a una situazione intollerabile che impediva a individui e famiglie a basso reddito di ricevere ciò a cui avevano diritto.
Una risposta a un’altra parte della domanda abitativa potrà arrivare poi dai programmi infrastrutturali di edilizia integrata, che prevedono la realizzazione di interventi nei quali edilizia privata, convenzionata e sociale si affiancano a servizi e infrastrutture.
Ma il Piano Casa non deve essere un punto di arrivo, bensì un punto di partenza. Nessun intervento pubblico, per quanto ambizioso, potrà mai sostituire il contributo della proprietà diffusa. È lì che si trova la leva decisiva per aumentare rapidamente l’offerta abitativa.
Se l’obiettivo è ampliare le possibilità per giovani, famiglie e lavoratori di trovare una casa, occorre coinvolgere pienamente il patrimonio immobiliare privato. Milioni di abitazioni appartengono a famiglie che, ogni giorno, decidono se concederle in locazione, venderle o lasciarle temporaneamente inutilizzate. È soprattutto da queste decisioni che dipende la quantità di case disponibili sul mercato.
Per questa ragione, accanto al Piano Casa, l’Italia ha bisogno di un Piano Affitti, fondato su tre scelte molto concrete.
La prima è data dall’approvazione in Parlamento del disegno di legge del Governo sul rilascio degli immobili, significativamente presentato in Consiglio dei Ministri insieme con il decreto-legge sul Piano Casa, lo scorso 30 aprile. Garantire tempi certi e rapidi per il recupero del bene non significa indebolire le tutele degli inquilini, ma ricostruire quel clima di fiducia senza il quale il mercato delle locazioni non può funzionare.
Accanto a questo servono incentivi fiscali per chi mette a disposizione abitazioni per l’affitto di lunga durata – ad esempio azzerando l’Imu sugli immobili locati a canone concordato – e un rifinanziamento dei fondi destinati a sostenere gli inquilini in difficoltà, così da prevenire situazioni di morosità.
Non sono misure che privilegiano una parte rispetto a un’altra, ma che mirano ad aumentare il numero delle case offerte in locazione e quindi a creare un mercato più ampio, più equilibrato e, nel tempo, più accessibile.
Il Piano Casa ha riacceso l’attenzione sulla questione abitativa. Ora è il momento di compiere il passo successivo: coinvolgere pienamente il patrimonio immobiliare privato. Perché la risposta alla domanda abitativa passa anche, e soprattutto, dalla fiducia dei proprietari.
Giorgio Spaziani Testa
Presidente Confedilizia
2.7.2026




