Dieci anni fa, il 24 agosto 2016, la terra tremò in gran parte del centro Italia, provocando circa trecento morti, quasi quattrocento feriti e decine di migliaia di sfollati.
Nella ricorrenza del decennale del sisma, al doveroso e commosso ricordo delle vittime e delle loro famiglie deve affiancarsi una responsabile riflessione su quanto potrebbe essere fatto per limitare i danni alle persone e alle cose provocati dai terremoti.
In questo quadro, un ragionamento va svolto sull’esigenza di rendere possibile il maggior numero di interventi di miglioramento sismico sul nostro immenso, ma spesso fragile, patrimonio edilizio.
La Confedilizia sollecita da tempo una revisione dell’intero sistema di incentivi per gli interventi edilizi, al fine di indirizzare una quota più consistente delle risorse pubbliche destinate alle detrazioni fiscali verso le priorità del Paese, prima fra tutte la prevenzione sismica.
È possibile, anche senza aumentare l’onere complessivo per lo Stato, privilegiare i lavori finalizzati alla sicurezza delle nostre case.
L’attuale quadro degli incentivi, infatti, non consente realisticamente di immaginare una diffusa azione di rafforzamento della sicurezza sismica del patrimonio immobiliare. Le attuali detrazioni fiscali hanno almeno tre difetti fondamentali.
1. Sono livellate, nel senso che non distinguono fra tipologie di interventi, se non marginalmente.
Con la legge di bilancio per il 2017, approvata pochi mesi dopo il terremoto del centro Italia, fu prevista una detrazione per interventi di miglioramento sismico che arrivava sino all’85%, in caso di interventi sulle parti comuni di immobili in condominio. Si trattava del cosiddetto “sismabonus”, poi confluito nel famigerato “superbonus” insieme con la detrazione per lavori di efficientamento energetico (cosiddetto “ecobonus”).
Da qualche anno, questa particolare attenzione alla prevenzione sismica è completamente venuta meno e gli interventi finalizzati al miglioramento della sicurezza degli edifici si sono trovati a ricevere il medesimo trattamento tributario della tinteggiatura di una parete.
2. Sono molto basse rispetto alle esigenze della stragrande maggioranza dei proprietari, considerate le relative disponibilità finanziarie.
Per il 2026, è applicabile un’aliquota del 36% per la generalità degli immobili e un’aliquota del 50% per gli interventi sull’abitazione principale dei titolari del diritto di proprietà o di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione). Nel 2027, salvo proroghe dell’attuale regime, le due percentuali passeranno – rispettivamente – al 30% e al 36%. Dal 2028 (e fino al 2033) l’aliquota
sarà ridotta in ogni caso al 30%.
3. Sono ulteriormente limitate per i contribuenti con redditi più alti.
A partire dal 2025, per i contribuenti con redditi superiori a 75.000 euro è stato introdotto un tetto complessivo alle spese ammesse alle detrazioni fiscali, tanto più penalizzante quanto più elevato è il reddito e quanto minore è il numero dei figli a carico. Una previsione non condivisibile in sé, ma che appare particolarmente irragionevole quando applicata agli interventi di prevenzione
sismica.
È ora di ricondurre a ragionevolezza il sistema degli incentivi.
Giorgio Spaziani Testa
da Confedilizia notizie, settembre ’26
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