
Nel corso della conferenza stampa del 9 gennaio, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto che il Governo è “in dirittura d’arrivo” per la presentazione del “piano casa”, al quale la Premier sta lavorando con i Ministri Matteo Salvini e Tommaso Foti. L’obiettivo è quello di mettere a disposizione nei prossimi dieci anni centomila abitazioni a prezzi calmierati nonché di occuparsi dell’edilizia residenziale pubblica.
Che l’Esecutivo confermi la sua volontà di intervenire nel settore abitativo è importante. Sui modi attraverso i quali lo farà, si potrà esprimere un giudizio compiuto solo non appena le misure saranno varate, ma sin da ora è possibile formulare alcune considerazioni.
Anzitutto, va registrato favorevolmente l’intento di mettere mano anche al sistema delle case popolari. La Presidente Meloni parla di centomila nuovi alloggi da mettere a disposizione nel giro di dieci anni tramite il piano, ma proprio centomila sono all’incirca gli appartamenti pubblici destinati alle persone più deboli che sono vuoti e non assegnati perché bisognosi di manutenzioni oppure occupati abusivamente. Rendere fruibile questo patrimonio è la prima operazione da realizzare. E i risultati non si vedrebbero in dieci anni, ma nel giro di pochi mesi.
Dopodiché, il piano decennale va benissimo, ma c’è qualcos’altro che si potrebbe fare e che sarebbe in grado di produrre effetti immediatamente, quasi da un giorno all’altro. E quel qualcosa è dare slancio all’affitto privato, che in Italia, Paese a proprietà immobiliare diffusa, fornisce da sempre la quasi totalità della risposta alle esigenze abitative di famiglie, studenti e lavoratori.
Da questo punto di vista, sono due le misure che si potrebbero introdurre al fine di accrescere l’offerta di abitazioni in locazione e, di conseguenza, di ridurre i canoni.
La prima è il varo di una normativa tesa a rendere certi e rapidi i tempi di esecuzione degli sfratti, per dare fiducia ai proprietari e spingerli a destinare un maggior numero di appartamenti agli affitti di lunga durata. Il Governo ha sul suo tavolo una proposta della Confedilizia al proposito e ci risulta che stia per intervenire con un provvedimento in materia, che viene sollecitato anche in sede parlamentare. Lo attendiamo con fiducia.
La seconda cosa da fare, sempre allo scopo di aumentare l’offerta di abitazioni e renderla più accessibile, è introdurre incentivi fiscali mirati all’estensione degli affitti “concordati”, che hanno canoni inferiori rispetto a quelli di mercato: ad esempio abbattendo l’Imu in caso di utilizzo di questi contratti e applicando in tutta Italia la speciale cedolare secca del 10%. Gli oneri per lo Stato sarebbero irrisori (qualche decina di milioni di euro) e i benefìci per la collettività sicuri.
Giorgio Spaziani Testa
Presidente Confedilizia
(Il Tempo, 12 gennaio 2026)




