I disegni di legge sulla riforma del condominio, all’esame della Commissione giustizia del Senato, sollevano numerose perplessità, sia sull’effettiva necessità di una revisione organica della normativa vigente, ormai consolidata grazie alla giurisprudenza e all’esperienza applicativa, sia sulle conseguenze che le nuove disposizioni potrebbero produrre.
Le principali criticità, illustrate dall’avv. Daniela Barigazzi nel corso di un’audizione parlamentare, riguardano il progressivo rafforzamento dei poteri dell’amministratore a discapito dell’autonomia dei condomini, l’introduzione di certificazioni UNI rilasciate da organismi privati, il rischio di un aumento generalizzato dei costi di gestione e la possibile riduzione degli spazi di autogestione, soprattutto nei piccoli condomini.
Particolare preoccupazione suscita inoltre l’ipotesi di abbassare i quorum deliberativi per i lavori urgenti, compresi quelli relativi alla sicurezza. L’ampiezza di tale previsione potrebbe infatti consentire l’approvazione di interventi anche molto onerosi con maggioranze ridotte, esponendo i proprietari a spese difficilmente controllabili e compromettendone il potere decisionale.
Non meno rilevanti sono le criticità relative al rinnovo dell’incarico dell’amministratore, che rischierebbe di indebolire la natura fiduciaria del mandato, e alla formulazione non sempre sufficientemente precisa di alcune disposizioni.
Migliorare la qualità e la trasparenza dell’amministrazione condominiale è un obiettivo condivisibile, ma non può tradursi in maggiori costi, minori diritti e ridotta autonomia dei proprietari.
21.10.2026




