Lo scorso 10 dicembre il Censis ha diffuso uno studio nel quale evidenziava l’esistenza in Italia di 8,5 milioni di “case dormienti”.
Il presidente Spaziani Testa ha così commentato il dato in questione: “Non condividiamo la definizione di ‘case dormienti’ che il Censis ha dato oggi di 8 milioni e mezzo di abitazioni italiane, evocando improbabili risvegli per dare risposta alla domanda abitativa. Sulla scorta dei dati del Ministero dell’economia e dell’Istat, si evince infatti che molte di queste abitazioni sono case di villeggiatura, case date in affitto breve, case in attesa o in corso di ristrutturazione o semplicemente case utilizzate saltuariamente. La maggior parte di questi 8 milioni e mezzo di abitazioni, insomma, non dormono affatto: sono vive e vegete e i loro proprietari ne fanno l’utilizzo che ritengono più opportuno. E, soprattutto, non vi è alcuna ‘dinamica patologica’ dei mercati. Le case (private) realmente vuote si trovano in aree poco abitate o addirittura spopolate, non certo dove vi è domanda di abitazioni in affitto. Preoccupiamoci di salvare quelle dalla rovina, iniziando ad esempio a sgravarle dell’annuale appuntamento con la patrimoniale Imu”.
I numeri errati sulle case vuote non vanno diffusi per due ragioni: 1. perché sono errati; 2. perché aizzano i nemici della proprietà (degli altri): qui sotto un esempio
Lo Svimez, commettendo analogo errore, scrive nel suo rapporto annuale che in Italia la quota di abitazioni non occupate raggiunge il 27,3% (e cioè 9,6 milioni).
NON È VERO.
Occorre ripeterlo ancora una volta. In Italia non ci sono 9,6 milioni di case “non occupate”, espressione che farebbe pensare a tutte abitazioni vuote in città: ci sono – secondo l’Istat – 9.581.772 abitazioni “non occupate oppure occupate solo da persone non residenti”.
In questa cifra sono quindi comprese, fra l’altro: le case di villeggiatura; le case utilizzate saltuariamente; le case date in affitto a lavoratori e studenti; le case in attesa o in corso di ristrutturazione; le case situate in aree poco abitate o addirittura spopolate; le case date in affitto breve (per turismo, per prendere parte a un concorso pubblico o sostenere un colloquio di lavoro, per svolgere corsi di formazione, per partecipare a fiere, conferenze o seminari, per assistere un familiare degente in ospedale, o semplicemente per far visita a un parente o un amico).
da Confedilizia notizie, gennaio ’26
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